Angela Balzotti, Attaccamento e Biologia, Franco Angeli

Angela Balzotti, Attaccamento e Biologia, Franco Angeli

Psicoanalisi e teoria dell’attaccamento
 Angela Balzotti

 Introduzione


Una utile introduzione alla teoria dell’attaccamento non può prescindere
dall’individuazione di alcuni punti di contatto ovvero di divergenza tra la
ricerca di John Bowlby e i diversi modelli teorici legati alla tradizione psicoanalitica.
I principali contenuti della psicoanalisi sono legati all’esistenza dei processi
psichici inconsci, all’importanza della sessualità e all’esistenza della
resistenza e della rimozione.
Per Freud, chi non sappia accettare questi fondamenti non può considerarsi
uno psicoanalista. E John Bowlby non vuole considerare le sue idee
estranee a questo patrimonio concettuale. Egli sostiene, e tenta con fatica di
dimostrare, come il suo pensiero e la maggior parte dei suoi scritti utilizzino
proprio quei concetti fondamentali, esplicitamente formulati da Freud
(Bowlby, 1969).
Pertanto, quando Bowlby (1980) cita le osservazioni di Anna Freud e
Dorothy Burlingam alle Hampstead Nurseries, lo fa non solo per ampliare
l’esame delle reazioni alla perdita da parte dei bambini di tre e quattro anni
ma anche per mostrare come le sue opinioni sulla separazione dalla madre
concordino con i concetti freudiani di trauma (Bowlby, 1969) e di identificazione
con la persona perduta (Bowlby, 1980).
Nell’ambito del movimento psicoanalitico, Bowlby individua nei modelli
dei rapporti oggettuali e in particolare nei contributi di Klein, Balint,
Winnicott e Fairbairn (Bowlby, 1969) quei tentativi migliorativi del modello
freudiano dell’energia psichica che considera alla base della propria teoria.
Benché dall’opera di questi quattro analisti Bowlby si discosti esplicitamente
già nel primo capitolo del suo Attaccamento e perdita, su un punto
fondamentale: il modello del comportamento istintivo contrapposto al modello dell’energia psichica. Una differenza fondamentale, nonostante
egli riporti quanto comunicatogli personalmente da James Strachey sulla
possibilità di una suggestiva rassomiglianza tra alcune idee esposte da
Freud nel Progetto (1895) (in particolare, l’idea che l’azione possa cessare
per la percezione del cambiamento ambientale) e quanto ritenuto agente nel
modello del comportamento istintivo (Bowlby, 1969). (Angela Balzotti, op. cit., pp 19-20)